UT queant laxis REsonare fibris MIra gestorum FAmuli tuorum, SOLve polluti LAbii reatum, Sancte Iohannes.
*
DOni il santo Giovanni REgolare la voce: MImi le gesta sue. FAccia nei servi pura, SOLo da morbo offesa LA bocca infetta: chiedo Sempre, con loro, Io.
Le fasi di una sostanza [mista di carne - sàrx - e di voce - phoné] coesistono nel punto triplo di suono, sangue, stato [solido, liquido, aeriforme]. Nel punto che è uno. Uno dei tanti. E con troppa grazia Daniele Assereto r'accolse - le mie note disperse. Preludio al Lupus. A parte rimane: una sola canzone, una pietra che rotola nel dove si deve: confinare. Un testo tradotto/tradito con Amore, come tutti, ma *su commissione*. Rimosso il committente, rimetto nell'etere. Ogni sbaglio, (d)evil che sia:
Perché? Interroga. L'infido mamba. Il punto - di domanda. Si replica e si moltiplica mentre latita: la risposta. E quando il passo cede, ti prende per mano. Inatteso arrivo. Nel troppo fumo: la voce dell'etere ha viso di donna. Spaziozero di un assoluto [e Lui mi ricorda: si conta da prima. Prima dell'Uno: integro zero], spazio che ferma la furia di corsa. Firma: Liliana Zinetti. E soprende: la mole di merda, grani di sangue, grumi di sempre - si frena. Un sorriso. Semplice grazia. La stima che lotta. Anima e dis.ænima: è l'amara spina e ritrova nuda - la terra sotto i suoi piedi.
E non frana.
Da Vina - a Ofelia
I
Sur l’onde calme et noire où dorment les étoiles La blanche Ophélia flotte comme un grand lys, Flotte très lentement, couchée en ses longs voiles … - On entend dans les bois lointains des hallalis. Voici plus de mille ans que la triste Ophélie Passe, fantôme blanc, sur le long fleuve noir; Voici plus de mille ans que sa douce folie Murmure sa romance à la brise du soir. Le vent baise ses seins et déploie en corolle Ses grands voiles bercés mollement par les eaux; Les saules frissonnants pleurent sur son épaule, Sur son grand front rêveur s’inclinent les roseaux. Les nénuphars froissés soupirent autour d’elle; Elle éveille parfois, dans un aune qui dort, Quelque nid, d’où s’échappe un petit frisson d’aile: - Un chant mystérieux tombe des astres d’or.
II
O pâle Ophélia! belle comme la neige! Oui, tu mourus, enfant, par un fleuve emporté! - C’est que les vents tombant des grands monts de Norwège T’avaient parlé tout bas de l’âpre liberté; C’est qu’un souffle, tordant ta grande chevelure, A ton esprit rêveur portait d’étranges bruits; Que ton coeur écoutait le chant de la Nature Dans les plaintes de l’arbre et les soupirs des nuits; C’est que la voix des mers folles, immense râle, Brisait ton sein d’enfant, trop humain et trop doux; C’est qu’un matin d’avril, un beau cavalier pâle, Un pauvre fou, s’assit muet à tes genoux! Ciel! Amour! Liberté! Quel rêve, ô pauvre Folle! Tu te fondais à lui comme une neige au feu: Tes grandes visions étranglaient ta parole - Et l’Infini terrible effara ton oeil bleu!
III
- Et le Poète dit qu’aux rayons des étoiles Tu viens chercher, la nuit, les fleurs que tu cueillis, Et qu’il a vu sur l’eau, couchée en ses longs voiles, La blanche Ophélia flotter, comme un grand lys.
I
A filo d’onda calma e nera dove dormono le stelle, Ofelia bianca è quasi un grande giglio in altalena, che tanto lenta ondeggia, distesa nel lungo tulle… - si tendono da selve lontane grida per la preda.
È qui e più di mille anni: la triste Ofelia passa, spettro bianco, sulla lunga riva nera. È qui e più di mille anni che la dolce follia mormora il suo rumore nel soffio della sera.
Il vento, se bacia il suo seno, dispone a corolla i grandi veli nella culla mite della fonte; di salici è il fremito di lacrime sulla sua spalla, inchini di rami nel sogno largo della fronte.
Le ninfee sfiorate, in corona di fiati; e qualche volta veglia, nell’ontano che dorme, in qualche nido dove fugge, in un batter d’ali: - mistero di astri in oro, un canto che a terra piove.
II
O tu, tenue Ofelia! la bella nel modo di neve! Ora sei morta, una bambina, dal flutto rapita. - il vento di Norvegia nel verso che depone diffuse piano, per te: franchigia è fatica;
e un soffio tortura la tua forte chioma, a tono di sogno nell’anima ritratti strani suoni; e il tuo cuore era speso al verde che chiama nel pianto dell’albero, e nei sospiri scuri;
e la voce di mari folli, immane gemere, troncava il tuo seno acerbo; troppo umano e troppo dolce, e un mattino di aprile, un pallido e bel cavaliere, un puro folle, alle tue ginocchia si pose, senza voce!
Cielo! Amore! Libertà! Che sogno, e povertà di Folle! Tu ti fondevi in lui come una neve al fuoco: la tua mera pupilla mutò le tue parole - e il blu del tuo sguardo sgranò l’Infinito tragico.
III
- e il Poeta dice: Alla luce di stella i fiori che hai colto, la notte, li vieni a cercare; e io ho visto sull’acqua, cinta nel lungo tulle, un grande giglio, Ofelia bianca, e dondolare.