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martedì, maggio 22, 2007

L'UOMO METAFORA [analisi retorica]


[Photo by Pietro Millefiore]



«Sei un uomo senza metafora»
Detto da me vuol dirti: semplice.
«Io sono la metafora»
E si fa vanto del suono – che riempie la bocca e svuota le palle.

E la giovane Dama leva il tacco [spillo una bionda] e alza le tende: si fa Luce. È l'alba e io sono Chiara [e non era tua – la firma che rimane un Nomen]. Tu hai la fama – io ho la fame. Io la femmina tu la finzione.
Maschero lo sbadiglio mentre imposti: «facciamo un bambino? » – grazie, basti tu. Vecchio figlio della paura: sei bilancia [mal]tarata. La mia libra ti rilega.
Ancora sbagli: giovane non solo "bella". Nuda non vuota: e ti privo del mio corso. La tradotta Chiara è: "belva". Giovane è novella: la romanza che non con conosci e non capisci. Il consiglio è quella tana: sicura alla Giuda [quanti cambi per la tua auto?].
Sopra tutto: non valuti – non vedi sotto. Nel bosco cresce: ha tempi lunghi, fissa radici. Non si corrompe, non si scoraggia: il verde è – come la bile, la distesa, il coccio di vetro. È vero: ti taglia.
Il verme che.


Anche spezzare è un'arte: [s]composta o stile.
Perché dovrei tacere? Il mio angolo è retto: io sono sicura. Tu sei pronto a venire [sempre nell'oscena che si fa tacca – a tacere il tuo problema: non sai amare]. Io pronta a svoltare [sia pagina sia angolo] – e giro: alla larga! Bacio il mondo con labbra piene: la parola e il tabacco. Nella messa in mito: Venere ti rende cenere [non commestibile, non ingerire!]. Non mi secchi nel tuo piatto: ti vomito il conto – un grande specchio.
La tua immagine non si cura: poco stabile alla ripresa. E ti becco controluce: immortale non è [una foto è tessera labile]. L'abile mano ti rende panno per focaccia: ti stendo nello scritto [non stona solo quella nota a Recco: un tasto lungo, scia dolce di una bugia].


E di nuovo retorica e di nuovo analisi: « chimica del letame». In effetti, a tutti gli effetti [per teoria e dati di fatto] "sei un pezzo di merda". E non: "sei passato COME la merda". No: "sei uno stronzo". A rigor di logica sei una metafora – non presenti avverbi di paragone o locuzioni avverbiali – tu non presenti. Trasporti il marcio nel TROPO [ed è senhal per chi sa] – simile al locus comuni di quanti maschi medi?
[… Non ne ricordo tutti i nomi e cognomi…]



«Sei una metafora»
Scritto da me vuol dirti: semplice.
Che brutta figura!
[sei patetico]



*

«Che cazzo ha da dire la tua generazione? »

La mia generEazione? S'infutura,
[a te la ruggine a me il ruggito]




Con [non]amore

Chiara Daino
[o: un Nessuno che acceca]

1 commenti:

Dalmatius ha detto...

Anni fà coniai una definizione:
"uomo palindromo".
Certamente ne comprenderai l'insultante significato.
Esistono troppi uomini palindromi oggi.
Mediocri. modesti esseri che esistono ma non vivono. a volte cercano di formulare un pensiero corente: fanno allora due azioni, la prima è un tentativo, la seconda è sempre una rinuncia.

Baci serotini di emilunio