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giovedì, luglio 30, 2009

QUELLA PUTTANA DELLA BOVARY



non confondermi mai,
non confondermi mai con i geni o coi coglioni
e non confonderti mai, mai, mai,
mai coi ciarlatani:
se ti verrano a dire, e ti verrano a dire,
che non so più chi sono,
rispondigli che sono ancora e sempre
un grande lanciatore di coltelli...

[ Roberto Vecchioni ]

http://moulinrouge.wordpress.com/2009/07/30/quella-puttana-della-bovary/

[ Chiara Daino ]

martedì, marzo 03, 2009

COMÉDIE ITALIENNE






DA. «Cucù!»
CD. «Ciao te tu!»
DA. «Disturbo?»
CD. «No, tranquillo…»
DA. «Hai quel tono…»
CD. «Che tono?»
DA. «Il tono dell’ho appena sbranato qualcuno»
CD. «Chi? Io?»
DA. «Sì, Daino, proprio lei!»
CD. «Sarà l’effetto telefono»
DA. «Tzè! Sarà l’effetto domino!»
CD. «Non ti fanno un po’schifo?»
DA. «Chi? Cosa? Mi manca un passaggio, comunque sì! Profondo schifo!»
CD. «Pensi dovrei scriverne?»
DA. «Sì! A prescindere! Na na na na searching, seek and destroy tutupàtutupà»
CD. «Don’t try running away`cause you’re the one we will find! Lode a Jimbo sempre!»
DA. «Digghelu! Digghelu!»
CD. «Eheheheh»
DA. «Chi ti ha fatto arrabbiare? Il poetame?»
CD. «Bleah!»
DA. «Dì tutto a Pazù…»
CD. «Psicopompi…»
DA. «Fastidiosi…»
CD. «E quanto sono socialmente impegnati in pubblico!»
DA. «… Buonismo del Belpaese sorridente…»
CD. «Dove si specula allegramente sulle disgrazie della gente»
DA. «Eheheh, hai sentito il Missionario?»
CD. «No…»
DA. «Sarà in India a costruire scuole di Poesia»
CD. «Eheheh, crudele te tu!»
DA. «Chi? Io?»
CD. «Sì, Assereto, proprio lei!»
DA. «Manteniamo i ruoli: tu sei quella cattivacattivissima, io quello bbbuono»
CD. «Scusa, dimenticavo…»
DA. «Per cortesia! Allora, chi è il santo di turno che ha fatto lo stronzo come sempre?»
CD. «Mus Ridicolus…»
DA. «Ancora? »
CD. «A volte ritornano…»
DA. «Per la prefazione al Lupus?»
CD. «Uahuahuah!»
DA. «Ho detto una cazzata, vero?»
CD. «Ti pare che i nomoni si abbassino e ci aiutino?»
DA. «Sia mai! Tu però, la traduzione degli Stones, per lui, l’hai fatta!»
CD. «Almeno quella – non gliel’ho mai data! Eheheh! … La metterò insieme alla canzone per l’Esimio Nostromo e alla mole di lavoro eseguita gratis et amori Dei…»
DA. «Tanto tu non hai mai un cazzo da fare, no? Cosa voleva Mr Ridicolous?»
CD. «Un contatto telefanico per apparirmi in tutto il suo Splendore Salvifico!»
DA. «Sindrome dell’Io ti salverò…»
CD. «Peggio! Sindrome del Ridi Pagliaccio
DA. «Cioè?»
CD. «Cioè io dovrei ridere quando si parla di anoressiche!»
DA. «Prego?»
CD. «Sì, sì, sì… Se lui si rivolge a me dicendo “Voi anoressiche”, io dovrei ridere – perché è un problema passato…»
DA. «Ma si droga?»
CD. «Magari! È così al naturale…»
DA. «L’hai fanculizzato, spero…»
CD. «Sì, ricordandogli che: sarebbe meglio ironizzasse sulla sua minchia; che non me ne può fregare di meno dell’intenzione dietro le sue parole e che l’anoressia non è esclusivo appannaggio femminile…»
DA. «E lui?»
CD. «Se t’incazzi vuol dire che non sei guarita! Devi riderne se è passato! La tua patologia parla per te…»
DA. «Ha letto La Merca
CD. «Uahuahuahuah! Solo il primo capitolo… Era troppo impegnato a farsi portavoce di realtà che conosce solo grazie alle interviste»
DA. «Mica scemo!»
CD. «Tutt’altro! Se parli di qualcosa che hai vissuto sulla tua pelle: sei un patogeno egoreferenziale. Se denunci drammi a carattere nazionale mondiale universale: sei un Intellettuale»
DA. «Stupido stupido me che non c’ero arrivato…»
CD. «Più stupida di te – quando gli chiesi: sei sicuro della tua affermazione? Non riuscire a ridere di una patologia “passata”, dopo aver scampato la morte per miracolo – è sintomo di non guarigione? Allora perché non pubblichi un bell’articolo?»
DA. «Attendo con ansia quel momento…»
CD. «Attesa inutile!»
DA. «E perché?»
CD. «Perché – ipse dixit – il privato è il privato e il pubblico è il pubblico… Sono pochi i pazzi come noi che sostengono le medesime convinzioni in pubblico e in privato…»
DA. «Capisco! Del resto... Chissenefrega delle morti silenti! Non fanno notizia, lo sai!»
CD. «Lo so! Penso sposerò anch’io una causa a caso, una realtà che non conosco, ma che “tira pubblico”»
DA. «È proprio un problema di pubblico…»
CD. «.... E di chi ce l'ha più grosso... più vasto... il Pubblico! Vuoi che non lo sappia? Autori malati di divismo. Ottimi Autori, ma pessimi Attori. Mandino al macello come/cosa scrivo… Pure: quando si tratta di Palco – parliamone!»
DA. «Lo vedi che sei cattivacattivissima? Loro possono essere tutto! Autori, Attori, Cantanti… Basta essere amici degli amici delle amiche… Standing Ovation in automatico! Semplice, no?»
CD. «Semplicissimo… Oggi, al mio risveglio, mi tirava il culo di fare il chirurgo!»
DA. «Ottimo! Se sradichi qualche fegato, me lo passi?»
CD. «Volentieri, tesoro…»
DA. «Onorato… Ma ricorda che non è mai bello sfrugugliare dentro i corpi, dietro le quinte! Salta fuori lo schifo…»
CD. «Povero Teatro!»
DA. «Questo non è Teatro! È un pessimo teatrino…»
CD. «Comédie italienne?»
DA. «Ça va sans dire…»
CD. «Giù la maschera, allora!»
DA. «Maschera di pelle morta…»
CD. «Slayer santi subito!»
DA. «Digghelu! Digghelu!»
CD. «Non posso!»
DA. «Perché?»
CD. «È un brano del Lupus!»
DA. «E quindi?»
CD. «È lavoro. E maschi e femmine parlano di lavoro o lavorano insieme solo se instaurano una relazione di natura carnale…»
DA. «Non mi dire!»
CD. «Aforisma del Mus Ridiculus!»
DA. «Molto Rumore.. »
CD. «…Per nulla»
DA. «E nel nulla i loro nidi. Ricordati I Dieci Metallamenti…»
CD. «Le dieci sacre direttive…»
DA. «Last but not least…»
CD. «E soprattutto!NON ROMPERE I COGLIONI!»
DA. «Più Atroci per tutti!»
CD. «E più Turi per quelli!»
DA. «Io me ne fotto
CD. «Sipario!»

[ tappeto musicale: … coin operated boy all the other real ones that I destroy… ]

domenica, settembre 21, 2008

FOR WHOM THE BELL TOLLS

... And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee
Highway to Hemingway, to Horsemen [the Four]





Alba Apocalyptica in La Poesia e lo Spirito

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/09/21/a-che-ora-e-la-fine-del-mondo/

domenica, luglio 27, 2008

THE CALL: FRATELLO METALLO





Il termine pregiudizio può assumere diversi significati, tutti in qualche modo collegati alla nozione di "giudizio prematuro" (cioè parziale e basato su argomenti insufficienti e su una loro non completa o indiretta conoscenza).

Nel linguaggio della psicologia sociale, quando si parla di pregiudizi ci si riferisce a un tipo particolare di atteggiamenti. Propriamente, sono atteggiamenti intergruppo, cioè posizioni di favore o sfavore che hanno per oggetto un gruppo, si formano nelle relazioni intergruppo e risultano largamente condivise. In psicologia sociale ci si è interessati soprattutto dei pregiudizi negativi; ma ne esistono anche di positivi e di neutrali. Il pregiudizio può essere analizzato da un punto di vista antropologico perché nasce dal comune modo di approcciarsi verso la realtà. Fa parte quindi del senso comune, che è quella forma di pensiero e di ragionamento che appartiene a una cultura e ne plasma la produzione culturale in modo inconsapevole. Si può dire anche che i pregiudizi sono culturali nel senso che variano da cultura a cultura. Ad esempio gli europei hanno determinati pregiudizi nei confronti delle qualità fisiche e psicologiche della razza nera. Molte tribù africane, all'opposto, pensano che gli europei siano portatori di stregoneria nella loro terra. Inoltre vi sono basi psicologiche perché è un pensiero che si basa sulle paure e le fobie del singolo individuo. Ad esempio, un pregiudizio può portare al razzismo, perché si ha paura dell'altro, dell'altra cultura, specie quando la si conosce poco. Dunque l'ignoranza in un determinato campo porta al pregiudizio.
Un pregiudizio è generalmente basato su una predilezione immotivata per un particolare punto di vista o una particolare ideologia. Un tale pregiudizio può ad esempio condurre ad accettare o rifiutare la verità di una dichiarazione non in base alla forza degli argomenti a supporto della dichiarazione stessa, ma in base alla corrispondenza alle proprie idee preconcette. Senza quindi alcuna riflessione.
Ciò non significa che sia necessario, prima di affrontare qualsiasi questione, liberarsi da ogni pregiudizio (Raimon Panikkar ha dimostrato l’impossibilità di una tale operazione, cui Hannah Arendt aveva già accennato alla fine del libro Le origini del totalitarismo), ma solo che di ogni proprio pregiudizio vada assunta piena consapevolezza, al fine di relativizzarne il peso e di abbandonare ogni insostenibile pretesa di verità a priori. Solo così è possibile instaurare un dialogo tra religioni diverse nel quale gli interlocutori non debbano rinunciare alle proprie più genuine e marcate posizioni: i punti di incontro non vanno trovati a scapito delle irrinunciabili e manifeste incompatibilità, e tuttavia il dialogo è possibile proprio perché nessuno crede che la propria verità renda menzogna quella dell’altro.

[da Wikipedia]

È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio

[Albert Einstein]

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/07/27/fratello-metallo-casse-al-clero/#comments